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Coronavirus terza ondata a Natale: ecco gli aggiornamenti sull’emergenza sanitaria

La notizia del coronavirus terza ondata a Natale viene confermata dal professor Ippolito, direttore scientifico dello Spallazani.

“Dovremo essere prudenti e non commettere gli errori di questa estate, e pensare che nel 2021 potremmo festeggiarlo come si deve”.

Per quanto riguarda l’influenza, ci sono ottime notizie per lo stato dell’Argentina.

Infatti il parse, vede poco diffondersi del virus grazie alle misure anti Covid.

Attualmente, lo stato italiano è ancora in piena seconda ondata per il coronavirus è già si sente parlare della terza ondata.

È previsto un’altra ondata per il periodo natalizio è quanto pare un picco, molto importante, tra il mese di febbraio e marzo.

Ed è proprio in quei giorni che bisognerà fate attenzione ed evitare gli errori commessi questa estate.

Come comportarsi la prossima estate?

coronavirus terza ondata a Natale
coronavirus terza ondata a Natale

Il professor Ippolito dichiara che :

“Prima di tutto, dobbiamo capire se la seconda ondata sta diminuendo .

Ma a gennaio si dovrebbe comunque fare attenzione alla terza. Successe anche con la Spagnola, le ondate furono tre.

E dobbiamo evitare che a Natale e a Capodanno si commettano gli stessi errori della stazione estiva.

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Entro la stagione primaverile avrà inizio l’operazione per proteggere gli italiani con i vaccini, arriveranno i monoclonali.

Ecco, non possiamo essere imprudenti: proprio all’inizio dell’anno prossimo potremo iniziare a controllare la pandemia».

Il panico è il pericolo maggiore:

Il professor Ippolito definisce che il pericolo maggiore è il panico.

“Dobbiamo essere attenti, prudenti, ma non dobbiamo cadere nel panico”. Piega il professore.

Inoltre aggiunge che:

“la maggior parte dei pazienti giovani con sintomi guarisce e per chi finisce in terapia intensiva la percentuale di decessi è alta solo dopo una certa età”.

Coronavirus: nessuna mutazione

Il professore chiarisce anche:

“Non sono state rilevate mutazioni del virus da farci affermare che ci possono essere conseguenze dal punto di vista diagnostico e terapeutico.

Non ci sono mutazioni del virus che incideranno sull’efficacia del vaccino”.

Per Ippolito la decelerazione della curva dei contagi «non è un liberi tutti.

Ma dobbiamo capire se il rallentamento ci permette di stare in sicurezza in tempi veloci”.

Per poter vedere risultati efficaci, io professore continua dicendo:

“Per capire se siamo sulla strada giusta, bisogna aspettare altre due settimane.

Per vedere risultati su una diminuzione sulle terapie intensive, occorre aspettare fino all’8 dicembre.

In Paesi che hanno deciso prima il lockdown, una frenata del contagio c’è stata, come la Francia e Spagna.

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I numeri sono ancora molto alti, però è un segnale incoraggiante”.

Coronavirus terza ondata a Natale 2021:

Il professore Ippolito si ferma maggiormente sull’ipotesi di una terza ondata per il periodo natalizio.

“Senza dubbio, dobbiamo mantenere le misure di contenimento del virus e dobbiamo evitare viaggi, feste e grandi riunioni familiari.

Si tratta di un sacrificio che dobbiamo fare, ma pensiamo che a Natale 2021 potremo tornare a festeggiare”.

I primi benefici in primavera: torna la normalità dopo il 2021

Il direttore scientifico aggiunge inoltre che:

“I benefici di vaccini, degli anticorpi monoclonali e altri farmaci, si vedranno già in primavera.

Io però concordo con Fauci che per tornare alla normalità servirà tutto il 2021”.

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Sta arrivando in questo periodo anche l’influenza stagionale che rischia di sommarsi al coronavirus.

«I dati che arrivano dal Sud America, e penso all’Argentina, sono incoraggianti.

Le precauzioni che stanno usando contro il virus, come le mascherine, hanno diminuito drasticamente la diffusione dell’influenza».

Buone notizie dall’Argentina per il virus:

Una buona notizia che si trasforma anche in una grande conferma.

Qualche settimana fa, è emerso un dato dove si è potuto registrarsi in Australia, in cui l’influenza 2020 ha avuto un incidenza inferiore del 90% rispetto al 2019.

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Ciò si è potuto avverare proprio perché la diffusione è stata impedita grazie alle misure anti coronavirus.

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