Lavorare in Italia

Documenti per entrare e lavorare in Italia per stranieri 2019

Gli stranieri extracomunitari possono lavorare in Italia ed ottenere per questo un regolare permesso di soggiorno che gli consenta di farlo.

Ma quali sono i documenti per entrare e lavorare in Italia in maniera legale? Scopriamolo insieme!

Soggiorno regolare: le condizioni:

I documenti per entrare e lavorare in Italia in maniera legale sono:

  • passaporto o di un altro documento di viaggio riconosciuto valido per attraversare la frontiera;
  • visto di ingresso o di transito nei casi in cui e richiesto.

Inoltre:

  • bisogna presentarsi attraverso un valico di frontiera e non  essere segnalato nel Sistema Informativo Schengen al fine della non ammissibilità;
  • In più, bisogna non essere considerati pericolosi per l’ordine pubblico;
  • E soprattutto dimostrare di avere mezzi finanziari necessari per il sostentamento ed abbiamo a disposizione la somma necessaria al rimpatrio.

A cosa è sottoposto il cittadino straniero una volta arrivato alla frontiera?

Qualsiasi cittadino straniero, che entra in Italia, è sottoposto ai seguenti controlli:

  • di frontiera;
  • a quelli doganali;
  • e sanitari.

Se uno straniero non compie questi controlli, può essere respinto alla frontiera.

In più lo straniero che entra legalmente in Italia, entro otto giorni lavorativi, dovrà richiedere il permesso di soggiorno.

Il documento avrà una motivazione identica a quella indicata nel visto.

Il cittadino straniero che entra in Italia illegalmente è denunciato al giudice di pace e fatto rimpatriare.

Ingresso per motivi di lavoro:

L’ingresso  in Italia per motivi di lavoro subordinato, anche stagionale, e di lavoro autonomo, deve avvenire nell’ambito delle quote di ingresso  stabilite nei decreti periodici (di solito annuali), i cosiddetti ‘decreti-flussi‘.

Quando si è esenti dal permesso di soggiorno non superiore a 3 mesi?

Lo straniero già residente in uno Stato Schengen e titolare di permesso di soggiorno, è esente da visto per soggiorni non superiori a 3 mesi, a condizione che l’ingresso in Italia non avvenga per motivi di lavoro subordinato, lavoro autonomo o studio/tirociniostudio/formazione.

Leggi ancheDecreto Sicurezza: I nuovi permessi di soggiorno per soggiornare in Italia

Lo straniero sprovvisto anche solo di uno dei requisiti richiesti, può essere oggetto di respingimento, che può essere attuato dalle competenti Autorità di Frontiera anche in presenza di regolare visto d’ingresso.

Quali sono i tipi di visto?

Esistono visti per: per adozione, affari, cure mediche, motivi diplomatico, ricongiungimento familiare, gara sportiva, invito, lavoro autonomo, lavoro subordinato, missione, motivi religiosi, reingresso, residenza elettiva, studio, transito aeroportuale, transito, trasporto, turismo, vacanze-lavoro.

Dove si richiede il visto di ingresso?

Il visto deve essere richiesto alle autorità diplomatiche o consolari italiane nel Paese d’origine o di residenza.
Le domande relative ai visti d’ ingresso per meno di 90 giorni per motivi di turismo, missione, affari, invito e gara sportiva possono essere presentate anche alle autorità diplomatiche o consolari di altri Paesi dell’Unione Europea.

Chi non può fare ingresso in Italia?

Non possono fare ingresso in Italia le persone che siano state destinatarie di un decreto di espulsione a meno che:
  • il provvedimento non sia stato revocato o annullato;
  • sia già trascorso il periodo di durata dell’obbligo di allontanamento dal territorio dello Stato italiano stabilito in tale atto;
  • l’interessato abbia ottenuto una speciale autorizzazione del Ministro dell’Interno all’ingresso nel Paese.

Allo stesso modo non possono fare ingresso in Italia le persone segnalate da uno Stato membro nella banca dati del Sistema Informativo Schengen (S.I.S.) ai fini della non ammissione nel territorio dell’Unione Europea.

Come si fa a sapere se sussistono segnalazioni nell’ambito del sistema informativo Schengen (S.I.S)?

Per entrare in Italia bisogna sapere se la persona è stata segnalata ai fini della non ammissione occorre inviare una richiesta al Ministero dell’interno, Dipartimento della pubblica sicurezza, Ufficio coordinamento e pianificazione delle forze di polizia, Divisione N.SIS, Via di Torre di Mezzavia 9/121, 00173 Roma.

Cosa succede in caso di ingresso illegale?

Se lo straniero si presenta ai valichi di frontiera senza avere i requisiti e i documenti neccessare per entrare e lavorare in Italia viene respinto.
In questo caso il vettore con cui stava viaggiando è tenuto a ricondurlo nello Stato di provenienza, o in quello che ha rilasciato il visto eventualmente in possesso dello straniero.
Il respingimento dall’Italia non determina un divieto di rientro nel Paese, né la segnalazione i fini della non ammissione nell’area Schengen.
Il cittadino straniero che entri nel territorio italiano sottraendosi ai controlli di frontiera e vi permanga irregolarmente, se fermato dalle forze dell’ordine, può essere destinatario di un decreto di espulsione, eventualmente corredato da un divieto di rientro per almeno tre anni e dalla segnalazione ai fini della non ammissione nell’area Schengen.
Le condotte di fare ingresso o trattenersi nel territorio italiano irregolarmente sono punite anche dal reato penale di cui all’art. 10 bis del D.Lgs. n. 286 del 1998, per il quale è prevista la pena dell’ammenda da 5.000 a 10.000 euro, che può essere sostituita con l’espulsione.

Cosa fare in caso di diniego del visto?

Il rigetto viene notificato dall’ambasciata o dall’ufficio consolare italiano nel Paese di provenienza. Contro il diniego del visto per motivi di famiglia si può proporre ricorso al Tribunale ordinario di Roma.
Invece, avverso i provvedimenti che negano gli altri tipi di visto il ricorso va notificato al Ministero degli Affari Esteri presso l’Avvocatura dello Stato di Roma entro 60 giorni dalla notifica.
Negli ulteriori 30 giorni l’impugnazione va iscritta al ruolo del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, sede di Roma.
La firma del ricorrente in calce alla procura alle liti, conferita all’avvocato per presentare ricorso, può essere autenticata presso l’ambasciata o dall’ufficio consolare italiano nel Paese di provenienza.
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Fonte
www.esteri.it
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